CONTRATTI COLLETTIVI

CONTRATTI COLLETTIVI

I contratti collettivi che hanno previsto la negoziazione in materia di telelavoro sono i seguenti:

acc. 16 febbraio 1999. Contratto collettivo nazionale di lavoro relativo al personale del comparto dei Ministeri per il quadriennio normativo 1998/2001 e biennio economico 1998/1999 (G.U. 25 febbraio 1999, n. 46, S.O);

acc. 16 febbraio 1999. Contratto collettivo nazionale di lavoro relativo al personale del comparto enti pubblici non economici per il quadriennio 1998-2001 (G.U. 13 marzo 1999, n. 60, S.O);

acc. 7 aprile 1999. Contratto collettivo nazionale di lavoro relativo al quadriennio normativo 1998-2001 ed al biennio economico 1998-1999 del personale del comparto di “Sanità” (G.U. 19 aprile 1999, n. 90, S.O).

Di estremo interesse, nell’ambito della contrattazione di categoria, l’accordo interconfederale dedicato specificatamente al telelavoro subordinato nel settore del terziario e della distribuzione, siglato il 20 giugno 1997. L’accordo rappresenta il più completo e recente tentativo di regolamentare le possibili forme di telelavoro.

Accordo intereconfederale – Aziende del terziario della distribuzione e dei servizi – Il giorno 20 giugno 1997 tra Confcommercio e Filcams-Cgil Fisascat-Cisl Uiltucs-Uil

INPS – CIRCOLARE 31 maggio 2002, n. 102

 

Riconoscimento dell’accredito figurativo e del riscatto per periodi di astensione obbligatoria e facoltativa per maternità al di fuori del rapporto di lavoro. Decreto legislativo 26 marzo 2001, n. 151. Corte Costituzionale ordinanza n. 193 del 6 – 14 giugno 2001

SOMMARIO: Criteri per accredito figurativo e riscatto dei periodi di maternità relativi ad eventi verificatisi al di fuori del rapporto di lavoro anche anteriormente al 1°gennaio 1994

Premessa: A seguito dell’entrata in vigore del decreto legislativo 26 marzo 2001, n. 151 (testo unico delle disposizioni legislative in materia di tutela e sostegno della maternità e paternità), in data 27 aprile 2001, devono essere riconsiderate alla luce delle disposizioni contenute nell’articolo 25, comma 2, e nell’art. 35, comma 5, del citato decreto legislativo le disposizioni emanate in materia di accredito figurativo e di riscatto rispettivamente dei periodi di astensione obbligatoria e facoltativa per maternità avvenute al di fuori di un rapporto di lavoro.

Ciò anche in considerazione dell’ordinanza n.193 del 6 – 14 giugno 2001, pronunciata dalla Corte Costituzionale nel giudizio di legittimità costituzionale dell’art. 2, comma 4, del decreto legislativo 16 settembre 1996, n. 564.

Si forniscono pertanto i nuovi criteri applicativi conseguenti alle innovazioni legislative in materia.

Decreto Legislativo 31 marzo 1998, n. 112

“Conferimento di funzioni e compiti amministrativi dello Stato alle regioni ed agli enti locali, in attuazione del capo I della L. 15 marzo 1997, n. 59.”

(Pubblicato nella G. U. 21 aprile 1998, n. 92, S.O)

IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA

Visti gli articoli 5, 76, 87, 117, 118 e 128 della Costituzione;

Vista la legge 15 marzo 1997, n. 59, recante delega al Governo per il conferimento di funzioni e compiti alle regioni ed enti locali, per la riforma della pubblica amministrazione e per la semplificazione amministrativa;

Vista la legge 15 maggio 1997, n. 127, recante misure urgenti per lo snellimento dell’attività amministrativa e dei procedimenti di decisione e di controllo;

Vista la preliminare deliberazione del Consiglio dei Ministri, adottata nella riunione del 6 febbraio 1998;

Programma di azione del governo per le politiche dell’handicap (2000-2003)

1.1 Ricerca e diagnosi precoce

Le cause della disabilità possono essere ricondotte a malattie, malformazioni congenite e traumi.

In generale si può affermare che la prevenzione delle cause di disabilità nell’infanzia esige come premessa necessaria la ricerca scientifica, in quanto è ancora arretrata la conoscenza di tutti i fattori che la determinano, mentre la prevenzione delle cause della disabilità nella popolazione giovanile, adulta ed anziana esige soprattutto che siano messe in pratica le conoscenze già acquisite per prevenire incidenti stradali, sul lavoro, domestici e nella pratica sportiva e per ridurre fattori di rischio e modificare stili di vita la cui pericolosità è già ampiamente accertata, come l’alcool, il fumo, l’alimentazione scorretta, la sedentarietà.

In particolare, l’età avanzata, è caratterizzata da un aumento esponenziale del rischio di malattie: cronico – degenerative ad alto contenuto invalidante, quali accidenti vascolari cerebrali e del miocardio, demenze, patologie involutive degli organi di senso, patologie dell’apparato osteo – articolare.

Come ottenere un prestito senza busta paga se non hai Lavoro

Quando si è disoccupati, ma si ha l’urgente necessità di un prestito bancario, le soluzioni al problema potrebbero essere tante. Difatti ci sono delle alternative alla busta paga. D’altro canto ci sono tipologie di prestiti diverse da quelli bancari. Ciononostante, occorre anche precisare che con la crisi del settore sempre più banche hanno stretto la morsa. Non a caso oggigiorno ottenere un prestito è davvero difficile. Si punta sempre di più su una politica di protezionismo: le banche hanno paura di fallire e i clienti fanno fatica a ottenere il finanziamento. Se si è dei studenti, delle casalinghe, oppure se si è dei precari ottenere dei prestiti senza busta paga potrebbe sembrare pressoché impossibile. Tuttavia, uno spiraglio di speranza c’è sempre. Quel che cercano le banche per erogare del denaro sono delle garanzie di restituzione del prestito. Delle garanzie che anche le persone senza una busta paga possono dare in determinate condizioni.

Innanzitutto, per ottenere un prestito è possibile affidarsi a un garante. Quest’ultimo è una terza parte che s’impegna di restituire il prestito alla banca qualora il richiedente non fosse in grado di farlo autonomamente. Il garante deve comunque possedere una busta paga ed essere in grado di restituire il prestito. Se anch’egli è senza busta paga la banca non concederà il finanziamento.

In alternativa si potrebbe sempre richiedere un piccolo prestito, con delle limitate somme di denaro. Se il cliente richiede un piccolo prestito, le banche tendono a concederlo senza richiedere di dimostrare il reddito fisso. Tuttavia, spesso tali somme sono molto piccole e insufficienti agli obiettivi dei clienti.

Centro per l’impiego di Roma Cinecittà

I Centri per l’Impiego (CPI) strutture predisposte dallo Governo per favorire l’occupazione dei cittadini italiani, comunitari e stranieri regolarmente soggiornanti in Italia, hanno l’obiettivo di facilitare l’incontro tra domanda e offerta nel mondo del lavoro, rientrano nella sfera di competenza del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali.

Delegati ad offrire i servizi una volta riservati agli Uffici di Collocamento i Centri per l’impiego agevolano l’inserimento nel mercato del lavoro dei cittadini che abbiano compiuto 16 anni di età ed assolto l’obbligo scolastico. Offrono accoglienza a chi cerca lavoro tramite un iscrizione in cui i richiedenti dichiarano la loro immediata disponibilità al lavoro (DID). Si attivano per fornire informazioni giuridico/amministrative, formazione, orientamento, preselezione e collocamento mirato in collaborazione con aziende ed attività commerciali. Beneficiari dei servizi erogati sono i disoccupati o inoccupati, chi cerca opportunità formative, i lavoratori occupati che percepiscono un reddito annuo non soggetto ad imposizione fiscale, pari ad € 8.000 per lavoro subordinato o parasubordinato e ad € 4.800 per quello autonomo. Possono effettuare l’iscrizione ai CPI anche le imprese che desiderino usufruire dei servizi erogati.

CIRCOLARE MINISTERIALE N. 57/99 del 20 luglio 1999

Ministero del Lavoro e della Previdenza Sociale, Direzione Generale per l’Impiego
OGGETTO : Assunzioni obbligatorie. Limiti di età per l’assunzione presso i datori di lavoro pubblici. Parere del Consiglio di Stato – Adunanza Commissione pubblico impiego – 15 marzo 1999.

 

A seguito della trasmissione della lettera circolare del 20 aprile u.s., indirizzata alle Direzioni regionali e provinciali del lavoro, concernente la problematica in oggetto, si rende oggi necessario approfondire l’argomento per quanto concerne i profili operativi scaturenti dalla modifica del previgente orientamento amministrativo in materia, fornendo risposta ai quesiti in tal senso sollevati da talune sedi periferiche.

Com’è noto, il Consiglio di Stato, nell’adunanza della Commissione speciale pubblico impiego del 15 marzo 1999, ha risolto in senso affermativo la questione sollevata con la relazione presentata da questa Amministrazione e volta a stabilire se il nuovo sistema delineato dalla legge n.127 del 1997, relativo all’abbattimento dei limiti di età per l’ammissione ai pubblici concorsi, potesse considerarsi applicabile anche alla disciplina speciale del collocamento obbligatorio, finora non operante nei confronti di coloro che abbiano superato il 55° anno di età (art.1, comma 2, della legge n.482 del 1968).

La Festa del Lavoro: Origini e Storia dei Tradizionali Festeggiamenti

La Festa del lavoro, un giorno utile per omaggiare e ricordare le lotte operaie, facendo sempre valere i diritti dei lavoratori. Continua a essere una Festa molto sentita, che riunisce migliaia e migliaia di lavoratori nelle piazze delle città italiane perché, in fondo, le molte conquiste sociali ottenute, vengono sempre messe in discussione. Ma quali sono le origini di questa festa che viene ancora ricordata il Primo Maggio?

La storia della Festa del lavoro: tutto ha avuto inizio in America

La tradizione del Primo maggio nasce grazie alle rivendicazioni per la giornata lavorativa di otto ore, nella metà dell’Ottocento. In America e in Australia si diffonde un movimento di lotta, grazie alle organizzazioni dei lavoratori. Nel 1866 per esempio, nell’Illinois, venne approvata una legge che introduceva la giornata lavorativa di otto ore, ma la sua applicazione venne fermata. Bisognerà attendere fino al 1 maggio 1867 per la vera entrata in vigore della legge: per l’occasione venne organizzata una manifestazione  a Chicago, con tanto di corteo composto da 10 mila lavoratori.

Legge 14 febbraio 2003, n. 30

 

Legge 14 febbraio 2003, n. 30“Delega al Governo in materia di occupazione e mercato del lavoro”
(G. U. n. 47 del 26 Febbraio 2003)

 

Articolo 1
Delega al Governo per la revisione
della disciplina dei servizi pubblici e privati per l’impiego, nonché in materia di intermediazione e interposizione privata nella somministrazione di lavoro
1. Allo scopo di realizzare un sistema efficace e coerente di strumenti intesi a garantire trasparenza ed efficienza al mercato del lavoro e a migliorare le capacità di inserimento professionale dei disoccupati e di quanti sono in cerca di una prima occupazione, con particolare riguardo alle donne e ai giovani, il Governo è delegato ad adottare, su proposta del Ministro del lavoro e delle politiche sociali, sentito il Ministro per le pari opportunità ed entro il termine di un anno dalla data di entrata in vigore della presente legge, uno o più decreti legislativi diretti a stabilire, nel rispetto delle competenze affidate alle regioni in materia di tutela e sicurezza del lavoro dalla legge costituzionale 18 ottobre 2001, n. 3, e degli obiettivi indicati dagli orientamenti annuali dell’Unione europea in materia di occupabilità, i princìpi fondamentali in materia di disciplina dei servizi per l’impiego, con particolare riferimento al sistema del collocamento, pubblico e privato, e di somministrazione di manodopera.

2. La delega è esercitata nel rispetto dei seguenti princìpi e criteri direttivi:

Adeguamento dell’importo delle sanzioni amministrative di cui all’articolo 15 della legge 12 marzo 1999, n. 68.

MINISTERO DEL LAVORO E DELLE POLITICHE SOCIALI
DECRETO 12 dicembre 2005

Adeguamento dell’importo delle sanzioni amministrative di cui all’articolo 15 della legge 12 marzo 1999, n. 68.

IL MINISTRO DEL LAVORO E DELLE POLITICHE SOCIALI

Visto il decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, recante «Norme generali sull’ordinamento del lavoro alle dipendenze delle amministrazioni pubbliche», il quale all’art. 4, comma 1, lettere a) e d), prevede che spettino agli organi di governo «le decisioni in materia di atti normativi e l’adozione dei relativi atti di indirizzo interpretativo ed applicativo» e «la definizione dei criteri generali in materia di ausili finanziari a terzi e di determinazione di tariffe, canoni e analoghi oneri a carico di terzi»;

Vista la legge 12 marzo 1999, n. 68, recante «Norme per il diritto al lavoro dei disabili», che all’art. 15, comma 5, stabilisce che gli importi delle sanzioni amministrative in materia di collocamento obbligatorio di cui ai commi 1 e 4 del predetto articolo siano adeguati ogni cinque anni con decreto del Ministro del lavoro e della previdenza sociale;